farmacia terapie mirateL’evoluzione della farmacologia
Per medicina di genere si definisce una branca recente delle scienze biomediche che studia l’approccio differente alla percezione delle malattie e il modo in cui l’individuo, uomo o donna, affronta il percorso di cura.

L’obiettivo di questa disciplina innovativa è arrivare a garantire il migliore trattamento possibile sulla base delle evidenze scientifiche al fine di utilizzare terapie personalizzate allo scopo di ridurre l’errore nella pratica clinica.

Nelle sperimentazioni cliniche i dati risentono di una prospettiva maschile; il farmaco è “maschio” perché sin dalla fase preclinica dei test, ovvero quando la molecola si sperimenta sulla cavia, sono quasi sempre condotti studi su animali di sesso maschile. I risultati di contro si manifestano nelle donne, che fanno un uso maggiore di medicine, con quasi il doppio degli eventi avversi da farmaci.

I principali obiettivi della medicina di genere sono la valutazione di modelli sperimentali clinici volti a indicare una differenza di genere, la verifica del reclutamento e della quota rosa negli studi clinici e studi di farmaci nelle fasi del ciclo di vita femminile.

La FDA americana ha inserito le donne nei trial clinici, mentre in Italia le donne sono assenti nella I° fase di sperimentazione del farmaco, durante la quale si valuta la sicurezza e il meccanismo d’azione e nella fase post marketing.

Dai trial preclinici e clinici le donne sono state escluse per evitare il rischio di esporre una donna in età fertile, con possibile gravidanza nel corso degli studi, ad effetti collaterali sconosciuti del farmaco nelle fasi iniziali della sperimentazione, limitando così la possibilità di scoprire farmaci più specifici per le donne.

Di contro i dati epidemiologici dimostrano che patologie un tempo ritenute maschili stanno colpendo anche le donne con la necessità di terapie che tengano conto delle differenze di genere, in primis nella fisiologia umana. Analizzando i principali parametri fisiologici è evidente, infatti, la risposta differente ai farmaci considerando i fattori dovuti all’età, al sesso, alle dimensioni corporea, con differenze farmacocinetiche che variano la risposta clinica.

Variazioni nel metabolismo dipendenti dal sesso mostrano come i farmaci siano metabolizzati molto più rapidamente nell’uomo correlate con i livelli di ormoni androgeni, la maggiore velocità di svuotamento gastrico e l’acidità dello stomaco superiore, mentre, gli enzimi epatici sono più attivi nelle donne.

È decisiva la fluttuazione ormonale naturale e determinata dall’assunzione di anticoncezionali nella donna fertile o terapie ormonali post menopausa che interferiscono con i farmaci.

Poco considerata, inoltre, è la donna anziana che spesso assume terapie multiple. Infine, c’è il problema della dose studiata su uomini di 70 chili.

Differenti fisiologicamente sono 3 parametri: nelle donne il peso corporeo inferiore del 30%, il grasso corporeo superiore del 25%, e la minore percentuale di acqua che influenza il volume di distribuzione dei farmaci idrofili o lipofili, questi ultimi hanno un volume di distribuzione più ampio nelle donne vista la presenza maggiore di grassi.

Le malattie cardiovascolari precedentemente considerate appannaggio maschile sono in aumento con esiti di maggiore gravità nelle donne.

Le donne riconoscono più di rado i campanelli d’allarme poiché i sintomi si presentano in modo diverso rispetto all’uomo per l’infarto e l’angina pectoris.

L’organismo femminile durante l’età fertile è protetto dagli estrogeni che rendono i vasi più ampi ed elastici, con la menopausa la protezione ormonale svanisce predisponendo il rischio ad aterosclerosi.

Differenze si riscontrano nelle patologie polmonari (asma, BPCO) nelle patologie neurodegenerative,
nell’ulcera peptica, nel tumore del fegato e nelle patologie psichiatriche, per predisposizione genetica, vulnerabilità ad eventi stressanti, modulazione del sistema neuroendocrino, la soglia del dolore è più alta, l’emicrania, l’artrite reumatoide sono più frequenti nelle donne.

Le donne, inoltre, sono a maggiore rischio rispetto agli uomini per lo sviluppo del prolungamento dell’intervallo QT indotto dall’assunzione di farmaci quali gli antiaritmici (chinidina) e gli antistaminici (ferfenadina).

Nell’ambito del trattamento dell’ipertensione i Calcio Antagonisti riducono maggiormente la pressione arteriosa nelle donne, al contrario gli ACE inibitori riducono la mortalità più significativamente nell’uomo; nella terapia della depressione le donne rispondono meglio agli inibitori della ricaptazione della serotonina (SSRI), mentre gli uomini traggono beneficio dall’assunzione degli antidepressivi triclici.

Il ruolo della farmacia territoriale diventa importante nel post marketing, nel controllo della farmacovigilanza, con interventi mirati sul cambiamento di stile di vita, con programmi di educazione sanitari e screening come è previsto dai nuovi decreti per le patologie più diffuse, che hanno un maggiore impatto anche dal punto di vista economico sui bilanci della sanità.

La medicina di genere resta una speranza nel prossimo futuro grazie ai primi studi clinici scientifici al riguardo per farmaci sempre più a ” misura” di donne e uomini.