sanita prospettive problemiUno dei principi del Counseling sanitario può essere definito dalla frase del filosofo greco Epitteto: “Non siamo preoccupati dalle cose, ma dall’opinione che abbiamo di esse”.

Essere medico, oggi, non è semplice, si devono fornire risposte, motivare, comunicare diagnosi e terapie, interpretare bisogni e i pazienti sono sempre più esigenti e “informati”.
Il medico è spesso “parte del problema” del paziente, rappresenta colui che deve “dare risposte”.
Queste risposte possono essere comunicate in molti modi, dando diverse visioni di sé e motivando diversamente il paziente.

Tecnicamente tra i compiti del medico non vi è solo quello di informare sulla diagnosi e sulla terapia, ma anche quello di essere “terapeuta” come figura, di dare assistenza a chi si rivolge a lui con fiducia, avendolo spesso preferito ad altri colleghi, ma soprattutto deve comunicare con chi è nello “status” di malato, di persona che unisce al disagio della patologia, quello dell’accettazione della stessa.
Il ruolo terapeutico del medico come “figura” prevale su quello del medico come semplice “prescrittore”.

È per questo che occorre attivare un processo di consapevolezza e di supporto per conferire “maggior potere” al paziente in senso positivo, facendosi percepire e migliorando gli aspetti della relazione.
Molto più complesso diventa il ruolo del medico quando deve rivolgersi non già al proprio paziente ma ad una platea di indistinte persone, sopratutto se giovani.

La tentazione è allora quella di ammantarsi di quel senso di autorevolezza che in molti casi si trasforma in protervia.

Un atteggiamento che, ad esempio, è stato alla base del fallimento del referendum sulle cellule staminali.
Mi sia concessa, ancora, qualche considerazione legata alle mie esperienze.

Da decenni ormai, anche da qualche posizione “istituzionale” (come il Comitato Nazionale per la Bioetica, dove entrai nell’oramai lontano 1995) sono impegnato a divulgare tematiche, ancora oggi da molti ritenute questioni per gli “addetti ai lavori”, quali ad esempio l’impatto delle biotecnologie.

Il referendum del 2005 sulla procreazione assistita e, sostanzialmente, sulla liceità dell’utilizzo di cellule staminali embrionali credevo, quindi, potesse essere un’occasione per fare uscire la Bioetica dalla torre d’avorio degli “esperti” e in tal senso, proprio in quel periodo m’impegnai in una serie davvero sterminata di conferenze, dibattiti, iniziative divulgative…

Com’ è noto quel referendum fu invalidato dalla mancanza di quorum (votò solo il 25% degli aventi diritto).

A determinare questo risultato contribuì certamente, (oltre alla scarsa attenzione da parte dei principali mass media e l’avvilente livello di “alfabetizzazione scientifica” (che caratterizza ancora il nostro Paese).
Le davvero infelici prese di posizione (oltre che delle forze clericali) di non pochi scienziati i quali, anche per l’arroganza che in qualche caso ha caratterizzato i loro interventi e l’enfatizzazione, oltre ogni misura, della potenzialità ai fini terapeutici delle cellule staminali embrionali, ha finito per cementare in vasti settori dell’opinione pubblica una sorta di contrapposizione tra Scienza e Umanesimo o, addirittura, una visione della Scienza come meccanismo cieco volto a perseguire, come unico fine, la soddisfazione dei deliri di onnipotenza dello scienziato.