prevenzione ginecologiaUn nuovo test di prevenzione. Una difesa in più per la Donna

La relazione tra infezione da Papilloma Virus (HPV) e tumore del collo dell’utero è una delle più importanti scoperte scientifiche in Ginecologia Oncologica.
Merito di Harald zur Hausen, Nobel per la Medicina nel 2008, che ha dimostrato che l’HPV può trovarsi sul collo uterino allo stato latente e che la sua presenza può essere riconosciuta tramite l’HPV-DNA test.
I suoi studi hanno permesso di comprendere il meccanismo con cui l’HPV scatena il tumore, consentendo di mettere a punto i vaccini: quadrivalente per i ceppi 6/11/16/18 e bivalente per i ceppi 16/18.

Ma l’HPV è una grande famiglia di virus suddivisa in gruppi ad alto, medio e basso rischio di progressione in cancro e il gruppo ad alto rischio oltre al 16/18 comprende altri 13 ceppi.

Il Ministero della Salute ha avviato una campagna di vaccinazione gratuita rivolta alle dodicenni.
In molte Regioni per ragazze e donne che non rientrano nell’offerta gratuita (dai 13 ai 26 anni e in alcune Regioni fino a 45 anni) è possibile ottenere uno sconto di circa il 60% sul prezzo del vaccino in farmacia.

Ma l’HPV è un’infezione a prevalente trasmissione sessuale e fino a quando i programmi vaccinali non saranno estesi anche nel maschio non sarà possibile realizzare un’adeguata Prevenzione Primaria per ridurre le patologie virus-correlate: cancro del pene e dell’ano, papillomatosi laringea dei neonati e condilomi ano-genitali.

Inoltre, la presenza dell’HPV nel liquido seminale determina una riduzione della motilità degli spermatozoi e della fertilità maschile.
Nella donna l’HPV non altera la fecondità e in gravidanza non si trasmette al feto per via transplacentare.

Analogamente a quanto osservato per altre infezioni, l’elevata circolazione del virus in tutti i soggetti non vaccinati, donne e soprattutto maschi “portatori sani” comporta una persistenza del rischio di infezione per la popolazione sana.
Il Pap-test è e rimane, quindi, la metodica di Prevenzione Secondaria più efficace per questo tumore, che continua a registrare circa 3500 nuovi casi all’anno solo in Italia.

Il nome deriva da George Nicholas Papanicolau, biologo statunitense di origine greca che mise a punto una semplice metodica in grado di individuare le displasie, alterazioni cellulari che, se non adeguatamente trattate, possono evolvere in cancro.

Il Pap-test individua displasie a basso (L-SIL) ed alto rischio (H-SIL) ma non è in grado di distinguere L-SIL in regressione (60% dei casi) da quelle stabili (30%) e da quelle in progressione verso H-SIL (9%) e cervico-carcinoma (1%).

“Ogni donna con L-SIL vorrebbe sapere con anticipo se la sua lesione progredirà”.
L’ONCO FISH TEST cervicale è in grado di dircelo. È un test semplice e indolore in grado di identificare le displasie a rischio di evoluzione tumorale.
Il prelievo viene effettuato dal ginecologo in ambulatorio pubblico o privato ed inviato al CDI (Centro Diagnostico Italiano) di Milano anche in convenzione con il SSN.

È utile in tutti i casi di Pap-test sospetto/positivo e con HPV-DNA test positivo per uno dei ceppi ad alto rischio.
In caso di FISH positiva sono necessari controlli ravvicinati (Pap-test-colposcopia).
In caso di FISH negativa la probabilità che una L-SIL regredisca spontaneamente è pressochè assoluta. ONCO FISH TEST è di estrema utilità per ridurre i trattamenti chirurgici ai casi strettamente necessari.