salute sigaretta elettronicaIl numero di amanti della sigaretta elettronica cresce a ritmi vertiginosi.
La vendita della sigaretta elettronica come ausilio per la cessazione dal fumo ha registrato nel corso del 2012, grazie anche a efficaci operazioni di marketing un trend in ascesa.
Sono 320 mila i fumatori di sigarette elettroniche in Italia.

Analizzando il tempo di utilizzo della e-sigaretta da parte dei cosiddetti “svapatori”, il 20% le usa da meno di un mese, il 50% da meno di un anno, ma il 30% ormai da più di un anno.
Questi dati indicano che alla dipendenza nicotinica del fumatore classico si va sostituendo la dipendenza dalla e-sig in quanto l’utilizzo di qualsiasi presidio utile per smettere di fumare non dovrebbe superare in media i tre mesi.

Un primo punto da considerare è la collocazione di questo prodotto: è uno strumento terapeutico?
In questo caso la sua distribuzione doveva essere preceduta da studi clinici che ne avrebbero dovuto testare l’efficacia verso un gruppo di controllo in quelli che scientificamente vengono chiamati Studi Clinici Controllati.
Il prodotto usato dai fumatori elettronici è composto da un dispositivo che ha la forma di una maxi-sigaretta, costituito da tre componenti essenziali: batteria, vaporizzatore e boccaglio. All’interno trova posto un alloggiamento per una cartuccia che contiene un liquido aromatico con o senza nicotina in concentrazioni variabili. L’aspirazione da parte del fumatore innesca il riscaldamento del liquido a una temperatura inferiore a quella di ebollizione dell’acqua, grazie all’attivazione di una batteria a litio ricaricabile. L’aerosol che si produce trasmette il gusto e l’aroma del tabacco senza produrre combustione producendo un vapore simile al fumo.
Buone notizie provengono da studi eseguiti dalla SRNT ( Society for Research on Nicotine and Tobacco) in Irlanda che hanno escluso la presenza di idrocarburi aromatici policiclici e metalli pesanti cancerogeni per l’uomo.
Un gruppo di ricercatori dell’Università di Auckland (New Zeland) hanno arruolato 40 fumatori a utilizzare la e-sig contenente nicotina 16 mg per cartuccia o placebo.
Il confronto tra e-sig con nicotina o con placebo era chiaramente a favore della sigaretta elettronica con nicotina in termini di riduzione del “craving ” cioè del bisogno assoluto di fumare.

Più preoccupanti i risultati di uno studio recente presentato all’ ERS
(EuropeanRespiratory Society) nel 2012 a Vienna. Gli autori hanno evidenziato un incremento delle resistenze delle vie aeree dopo 10′ di inalazione di e-sig in 23 fumatori.
Solo apparentemente positivo l’esito di uno studio di un gruppo di ricercatori italiani diretti da Riccardo Polosa dell’Università di Catania che ha reclutato 40 forti fumatori a cui è stato chiesto di utilizzare a titolo gratuito una sigaretta elettronica.

Dopo sei mesi, più della metà dei partecipanti allo studio avevano ridotto il loro regolare consumo di sigarette di almeno il 50% e circa un quarto aveva smesso del tutto.
Trattasi tuttavia di un piccolo studio pilota nel quale vi è da osservare che il numero degli astinenti a 6 mesi è sovrapponibile a quello di un effetto placebo.
L’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha affermato non esserci una dimostrata efficacia delle sigarette elettroniche come mezzo per smettere di fumare e che non si può essere certi che non siano nocive.

Si attendono i risultati di ulteriori studi in corso.
L’utilizzo della e sig non consente di abbandonare completamente la ritualità, l’oralità, la gestualità, il profumo di tabacco, l’associazione del suo utilizzo a momenti particolari della vita quotidiana con il rischio sempre presente di un ritorno alla “classica bionda killer”.
L’inalazione di vapore acqueo in soggetti con BPCO e ipereattività bronchiale potrebbe essere responsabile dell’aumento dell’ostruzione bronchiale e delle resistenze come documentato nello studio citato dell’ERS (EuropeanRespiratory Society).

Il ricorso al fumo elettronico appare come un approccio semplicistico al problema.

Non si considera la complessità del fumatore del quale va analizzata la motivazione distinguendo tra dipendenza fisica e/o psicologica; va sottolineata l’importanza del calcolo della biodisponibilità della nicotina contenuta nelle sigarette fumate per evitare di sottodosare o sovradosare i milligrammi di nicotina contenuta nelle cartucce “prescritte” e peraltro la necessità assoluta di associare agli aromi della cartuccia la nicotina ai fumatori con elevata nicotino-dipendenza pena lo sviluppo di una sindrome di astinenza e il verosimile ritorno alla sigaretta.

L’opportunità di un supporto psicologico comportamentale con controlli è quello che normalmente avviene nei Centri Anti Fumo che hanno l’unico handicap di essere poco sponsorizzati con altrettante operazioni di marketing e di non avere una omogenea distribuzione sul territorio.
Il vantaggio di ricorrere a un centro Antifumo rimane quello della sicurezza del trattamento individuato per singolo fumatore e non ultimo dei costi inferiori di accesso dal momento che è possibile la prescrizione del curante secondo le regole del SSN.