La musicoterapia diviene “arte della comunicazione” quando l’agire del musicoterapeuta attua l’ascolto empatico coinvolgendo, in maniera creativa, l’altro mediante la risonanza o il dialogo sonoro senza dover ricorrere a sollecitazioni verbali o a contatti diretti.

“Non accettarmi come sono” vuole essere un monito affinché con l’aiuto delle tecniche musicali si possa proporre un approccio di modificazione attiva nel comportamento e nella comunicazione.

La sindrome prende il nome da Cornelia De Lange pediatra olandese che, nel 1933, descrisse tale sindrome come plurimarformativa i cui sintomi più evidenti, che variano da lieve a grave, sono i seguenti:
– ritardo dello sviluppo motorio (ritardo mentale)
– bassa statura
– anomalie degli arti
– caratteristiche cranio facciali peculiari
– microcefalia
– problemi visivi
– deficit dell’udito
– deficit del linguaggio (pronuncia di qualche parola nella forma grave; pronuncia di piccole frasi compiute nella forma lieve)
– difetti cardiaci congeniti, rari nella forma lieve;
– problemi gastrointestinali
– disturbi comportamentali e di comunicazione strettamente correlati con il grado di ritardo mentale con problemi fisici di cui sopra, con la compresenza di disturbi del comportamento autistico, con una frustrazione che nasce dalla differenza che sussiste tra la capacità di esprimersi del bambino con la sua capacità di comprensione.

Quest’ultima è di gran lunga superiore rispetto alla prima, pertanto, è necessario offrire al bambino modalità di comunicazione alternativa a quella verbale.
Ed è proprio nell’ambito dei disturbi comportamentali i cui sintomi variano dall’iperattività all’autolesionismo, dall’aggressività ai disturbi del sonno, che la musicoterapia trova il suo campo di applicazione.

Numerosi sono i fattori che determinano quali metodi e tecniche musicali saranno più efficaci: dall’improvvisazione creativa alla ri-creazione, dalla composizione, all’ascolto musicale terapeutico.
La fase dell’accertamento permetterà di delineare gli obiettivi terapeutici mettendo in relazione i disturbi-bisogni-preferenze musicali del soggetto con le caratteristiche o requisiti fondamentali delle esperienze musicali di cui sopra e dei suoi effetti.

Per la fase del “trattamento” il musicoterapeuta utilizzerà:

– il metodo dell’improvvisazione per stabilire un mezzo di comunicazione col bambino e per permettere a questi di esprimere emozioni, di sperimentare nuovi comportamenti, ruoli, modelli interattivi;
– Il metodo della Ri-creazione per sviluppare abilità senso motorie, l’orientamento spazio-temporale, la manualità fine, per padroneggiare diversi comportamenti in termini di ruolo, identificarsi con i sentimenti e idee degli altri, controllare l’impulsività, migliorare e/o stimolare il linguaggio (l’articolazione o la scorrevolezza);
– i metodi compositivi per organizzare la propria capacità di prendere piccole decisioni entro limiti stabiliti, elaborare pensieri e sentimenti per comprendere ed esprimere le proprie idee;
– il metodo dell’ascolto per attivare e/o tranquillizzare fisicamente, emotivamente, intellettivamente, per sviluppare capacità uditive, memorizzare colori, numeri, vocaboli, sequenze comportamentali e azioni.

Con la valutazione e verifica il musicoterapeuta, tenendo conto dei cambiamenti sia nella produzione musicale che nelle aree funzionali, determina i progressi che il bambino compie durante il trattamento.