farmacia farmacoterapiaI farmaci biotecnologici
Uno dei più recenti sviluppi della farmacoterapia è rappresentato dai farmaci biotecnologici. Le aziende biotecnologiche producono questi farmaci, risultato di progressi fatti nel campo delle biotecnologie utilizzando le conoscenze della biologia per comprendere il meccanismo molecolare della malattia e ottenere farmaci più efficaci, mirati, selettivi.

I farmaci biotecnologici, infatti, attraverso il processo bio-ingegneristico della loro programmazione e produzione, puntano a colpire una singola struttura (recettore, proteina, sequenza di DNA) in modo preciso, riducendo così gli effetti collaterali al minimo e aumentando l’efficacia della terapia rispetto ai farmaci tradizionali.

La recente analisi del genoma fa prevedere la possibilità di sviluppare farmaci in funzione del corredo genetico di un individuo per un trattamento farmacologico più individuale.
Difatti, la farmacogenomica cerca attraverso lo studio dell’interazione tra i geni e la relazione del farmaco nell’organismo, di arrivare a personalizzare le cure con terapie adatte alla patologia e al malato.

L’alta specificità e la perfezione terapeutica rende conto di un processo produttivo tecnologicamente avanzato non paragonabile alla sintesi dei prodotti chimico farmaceutici.
I farmaci biotecnologici sono progettati mediante tecnologia del DNA ricombinante.

La cellula di laboratorio con DNA modificato, genera linee cellulari identiche destinate alla produzione dei farmaci terapeuticamente utili con attività che risulta mirata, sicura e con elevato grado di purezza.

Questo processo implica una selezione nella perfezione terapeutica con alta tecnologia produttiva dato l’utilizzo mirato sul paziente con malattie importanti e inoltre, rende la produzione dei biosimilari molto complessa.
I farmaci biotecnologici sono sul mercato da pochi anni, ma l’evoluzione dei loro fatturati indica un enorme potenziale.

Molti sono in fase clinica III, ovvero prossimi alla fase di commercializzazione, numerosi sono in corso di sviluppo, alcuni sono nuovi registrati, altri, i pionieri della classe, sono in scadenza di brevetto.
1/3 delle nuove molecole è di origine biotecnologica e saranno destinate alla cura dei tumori, come terapie di supporto in oncologia, delle malattie infettive e immunitarie, delle patologie cardiovascolari  respiratorie, neurologiche, per la cura di malattie articolari gravi.

Sono, infatti, attualmente disponibili farmaci biotecnologici contro l’artrite reumatoide, la psoriasi, le malattie croniche dell’intestino.
In campo oncologico rappresentano una vera e propria premessa per intervenire direttamente sui meccanismi di sviluppo e di proliferazione del tumore.

Il nuovo approccio terapeutico, in contrasto con i trattamenti tradizionali quali la radio e chemioterapia, ha come bersaglio i recettori tumore specifici della cellula tumorale.

I pazienti affetti da tumore hanno tratto beneficio dai farmaci biotecnologici, che derivano dall’ingegneria genetica, impiegati dopo un’attenta selezione dei casi clinici da trattare, in una data fase della malattia, migliorano la sopravvivenza e rendono più “accettabile” le chemio devastanti per l’organismo.

Grazie alla disponibilità dei fattori di crescita, i farmaci biotecnologici consentono di contrastare la perdita dei globuli rossi, dei neutrofili, che espongono il paziente a rischio di infezioni gravi, spesso costretto ad interrompere il ciclo di terapia, compromettendo, pertanto, la cura.

Mediante processi ricombinanti sono state prodotte proteine ricombinanti e anticorpi monoclonali. Le proteine ricombinanti coprono un ampio spettro in patologie di rilevanza sociale come l’insulina umana ricombinante utilizzata nella cura del diabete mellito.

L’insulina ricombinante è stata ottenuta come prima proteina terapeutica mediante tecnologia del DNA ricombinante, introducendo il gene codificante nell’ escherichia coli negli anni 80. Un’altra famiglia di proteine che si annoverano è quella degli interferoni antivirali ed antitumorali.

In nefrologia l’introduzione delle eritropoietine, come epoetina, eritropoietina umana ricombinante, ha consentito un miglioramento della terapia dell’anemia in pazienti con insufficienza renale cronica, controllando i sintomi dell’anemia ed eliminando la necessità di sottoporsi a continue trasfusioni.

Considerando che nel 2001 le proteine ricombinanti risultavano in fase di sperimentazione clinica sull’uomo è prevedibile che i farmaci biotecnologici rappresenteranno una percentuale significativa dei farmaci immessi in commercio.