pedagogia la disabilita uditivaUno sguardo al passato, al presente e al futuro
La sordità è la riduzione o assenza quasi totale dell’udito e può essere monolaterale o bilaterale.
A seconda della compromissione della struttura fisiologica uditiva se ne ha una certa classificazione.

Se vi è un danno dell’orecchio medio la sordità è detta
trasmissiva, se vi sono lesioni dell’orecchio interno e del nervo uditivo la sordità è detta neurosensoriale, se vi sono lesioni che riguardano sia l’orecchio interno che medio la sordità è detta mista e infine, se si riscontrano patologie particolari, la sordità è detta centrale…

Le sordità possono essere congenite (insorte prima della nascita dovute ad esempio a cause virali), acquisite (insorte durante la nascita o in seguito ad essa dovuti ad esempio a traumatismi ostetrici, prematurità ecc..).

è molto importante effettuare una diagnosi precoce della sordità poiché già in tenerissima età è fondamentale intervenire in maniera appropriata favorendo l’ acquisizione del linguaggio e promuovere di conseguenza uno sviluppo, più armonico possibile, della personalità.

L’educazione dei sordi avvenne con l’Illuminismo ad opera dell’abate de l’Epèe il quale diede vita al linguaggio dei segni e fondò la prima scuola per sordomuti.

Solo dalla fine degli anni ’80 la lingua dei segni ha “cominciato ad avere uno statuto sociale e ad essere usata nei servizi educativi”.

Sarà con la l. 104/1992 che si accoglierà la prospettiva bilingue nella classe per garantire una concreta integrazione del bambino sordo.

Le istituzioni scolastiche che offrono il metodo bilingue consentono il raggiungimento dei seguenti traguardi formativi: l’alunno sordo può integrarsi poiché può esprimersi ed essere compreso; i coetanei possono apprendere una nuova lingua (la LIS) e favorire maggiori scambi comunicativi con l’alunno sordo.

Ciò promuove l’instaurarsi di atteggiamenti positivi che incideranno, in maniera altrettanto positiva, negli altri aspetti di vita del bambino.

La realizzazione del metodo bilingue è possibile nel momento in cui la scuola offre al bambino non udente l’interazione con l’educatore sordo e/o l’assistente della comunicazione.

Il primo diventerà per il bambino un modello positivo, che inciderà sulla personale motivazione ed autostima.
Il secondo (udente che conosce molto bene la LIS) consentirà al bambino sordo di imparare bene la lingua dei segni e ad interagire con i coetanei i quali nel frattempo saranno facilitati a comunicare con esso.

Nella scuola grazie alla realizzazione dell’acting out, un’esperienza durante la quale il bambino sordo interpreta i personaggi e le loro azioni, pronunciando parole e frasi in un contesto, si dà la possibilità al bambino sordo di imparare la lingua vocale e ai bambini udenti la LIS (così come mostrato dal progetto sperimentale di bilinguismo condotto nell’a.s. 2002-2003 nella scuola dell’infanzia e primaria del circolo didattico di Palermo).

In tale direzione tutte le istituzioni scolastiche dovrebbero muoversi affinché l’handicap (quello svantaggio della persona a livello sociale), possa essere ridotto e acquisire una connotazione non assoluta bensì relativa e dipendente dal contesto socio-culturale d’appartenenza.
L’integrazione del bambino consentirà la formazione di una personalità armonica ed equilibrata che garantirà benessere psico – fisico anche nell’età adulta.

Dunque, nel momento in cui i bambini disabili vengono considerati come occasione di arricchimento e valorizzazione personale, se ne consentirà l’integrazione nel presente e nel futuro e si offre alla cultura dei normodotati la possibilità di crescita umana, civile e sociale.