I calcoli della colecisti (o litiasi della colecisti, spesso impropriamente denominata anche come “calcoli al fegato”) rappresentano una patologia caratterizzata dalla presenza di formazioni (detti appunto calcoli – come quelli renali!) dure, di dimensioni variabili.

 

Possono essere di pochi millimetri (fango biliare) sino a qualche centimetro, si localizzano all’interno della “sacca” chiamata colecisti o cistifellea.

Sintomi

Molti dei pazienti con litiasi biliare rimangono senza sintomi per molti anni (circa il 50-70%) e possono anche non svilupparne mai alcuno.
In altri casi, i calcoli possono causare sintomi o complicanze anche severe, come: la colecistite acuta, l’empiema della colecisti, le angiocoliti o la pancreatite acuta.

Purtroppo non è possibile definire una percentuale di rischio.
Generalmente i calcoli piccoli, tendono più facilmente a “muoversi” e quindi a dare fenomeni di dolore tipo colico.
Il paziente con una calcolosi “latente” o sabbia biliare, spesso mostra una sintomatologia sfumata.
• Difficoltà a digerire (dispepsia), soprattutto alcuni cibi.
• Senso di gonfiore allo stomaco, dopo i pasti
• Stipsi (alcune volte alternata a periodi diarroici)
• Eruttazioni frequenti

Questi sintomi possono essere presenti variabilmente ed in misura diversa da paziente a paziente. Il sintomo più comune resta comunque la colica biliare postprandiale.
Si tratta di un evento che può essere anche molto doloroso. In genere comincia con un dolore allo stomaco (o bruciore) e senso di fastidio sotto le costole a destra (ipocondrio destro).
Qualche volta (nei casi più gravi) si accompagna a un dolore intenso su tutto l’addome di destra e un senso di “indurimento” della parte interessata.

Più raramente si riscontra febbre con brivido e dolore “a barra” su tutto l’addome superiore. La colica biliare regredisce con l’uso di farmaci antispastici.
La vera diagnosi si fa comunque con un’ecografia addominale, con il riscontro di calcoli di varie dimensioni all’interno della colecisti. La colica biliare può anche avvenire in assenza di calcoli visibili. Questo perché il paziente è affetto da fango biliare, che è “passato” attraverso la via biliare o perché il calcolo, piccolo, è uscito dalla colecisti e si è incuneato nella via biliare. In questo caso però si rende necessario un altro esame: la Colangio – Risonanza (Colangio – RNM).

Terapia

La terapia farmacologica con acidi biliari è costituita dall’acido ursodesossicolico.
L’indicazione migliore è rappresentata dai pazienti sintomatici con piccoli (< 5 mm) calcoli di colesterolo mobili in una colecisti funzionante.
Tale evenienza comprende circa il 15% dei pazienti portatori di litiasi biliare. La terapia chirurgica (colecistectomia) alla litiasi della colecisti è stato decisamente migliorato, dallo sviluppo della chirurgia laparoscopica.

Colecistectomia

Si tratta della asportazione della colecisti che può essere eseguita sia per chirurgica “open” sia per via “laparoscopica”.
La via “Open”, o “chirurgica tradizionale” che si esegue mediante incisione sottocostale (oggi minilaparotomia sottocostale destra), in genere avviene per quei pazienti che hanno una importante idrope o empiema, cioè una considerevole infiammazione o infezione della colecisti o nei casi nei quali si è sviluppata una pancreatite.

In tutti gli altri casi è possibile intervenire per via laparoscopica. Si tratta di un intervento che viene eseguito servendosi di una telecamera. Si procede con tre o quattro piccole incisioni sull’addome. La durata dell’intervento è di circa 90 minuti. Il ricovero è breve e si viene dimessi in genere 48 ore dopo. Giusto per completezza è bene ricordare che esistono anche altre tecniche come la litotrissia con onde d’urto o la litolisi per contatto.
Sono tecniche molto particolari e selettive che è bene considerare solo in taluni casi.