pnpeumologia fumo passivoDefinizione
Il fumo passivo è l’inalazione involontaria del fumo di tabacco prodotto dai fumatori ed è designato come ETS (Enviromental Tobacco Smoke)

Il fumo passivo comporta un rischio di malattia, minore rispetto al fumo attivo in termini di esposizione cumulativa, ma che investe un’ampia popolazione a rischio (circa 15 milioni, di cui 4.000.000 sotto i 14 anni di persone nel nostro Paese), rischio in questo caso non voluto e prevenibile specie in caso di bambini, soggetti asmatici, bronchitici cronici, cardiopatici, donne in gravidanza. Rappresenta il principale inquinante degli ambienti chiusi.

Durante la combustione di una sigaretta, il fumo che si sviluppa è di due tipi:
A. Centrale: è il fumo attivo ed è prodotto dall’aspirazione del fumatore, in gran parte inalato e solo in parte espirato
B. Laterale: è il fumo passivo ed è prodotto prevalentemente dalla combustione lenta della sigaretta lasciata bruciare passivamente nel portacenere o in mano e dal fumo espirato dal fumatore attivo. L’inquinamento ambientale è costituito per 6/7 dal fumo laterale e per 1/7 dal fumo centrale espirato dal fumatore.

Diverse ricerche hanno dimostrato che nel fumo laterale alcune sostanze irritative, ossidanti e cancerogene sono presenti in concentrazione superiore a quella del fumo centrale.
Vi si trovano alte concentrazioni di monossido di carbonio, ammoniaca, formaldeide, acido cianidrico. Secondo la Enviromental Protection Agency (EPA), l’esposizione al fumo passivo costituisce “uno dei più diffusi e pericolosi fattori inquinanti dell’aria degli ambienti chiusi”, quindi un significativo rischio sanitario per i non fumatori.
Si calcola che i non fumatori esposti a fumo passivo in realtà siano costretti a “fumare” un equivalente 1-3 sigarette al giorno.

Il tasso di affumicamento può essere monitorato con il test della cotinina nelle urine e nella saliva, o con la misurazione del tasso di monossido di carbonio presente in una stanza.

I dati attualmente disponibili dimostrano che la persona che sposi un fumatore aumenta il suo rischio di tumore al polmone del 30%.

Oltre alle malattie respiratorie al fumo passivo si segnala anche per un aumentato rischio per le malattie cardiovascolare e cerebrovascolare del 20% (soprattutto a causa della nicotina e del monossido di carbonio).
È stato stimato che mogli non fumatrici che vivono con fumatori, aumentano del 20-30% il rischio di morte per ischemia miocardica.

Il rischio aumenta con l’aumentare dell’esposizione.
Si calcola che il fumo passivo provochi ogni anno negli USA quasi 5.000 decessi per cancro del polmone nei non fumatori, e in Italia circa 1.700 decessi l’anno (700 per tumore polmonare e 1.000 per infarto del miocardio).
Il gruppo di lavoro della IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) ha concluso che la forza e la consistenza dei dati è sufficiente per asserire che il fumo passivo è causa di cancro polmonare.
Il fumo passivo è stato classificato come sostanza cancerogena di Gruppo 1 (cioè sicuramente cancerogena) per l’uomo.

Fumo passivo e bambini
I figli di genitori fumatori hanno una maggiore incidenza di polmoniti, di bronchiti e crisi asmatiche, rinofaringiti con otiti purulenti rispetto ai figli di genitori non fumatori (38% in più).

Negli Stati Uniti si stimano 150.000-300.000 casi di bronchiti e polmoniti all’anno in bambini, attribuibili al fumo passivo; gli effetti nocivi possono iniziare già in epoca pre-natale per cui il fumo passivo porta ad un maggiore rischio di aborto spontaneo, alla nascita di bambini sottopeso ed è responsabile della cosiddetta “sindrome della morte in culla”

Come si calcola l’esposizione.
Per il fumo attivo i criteri sono il numero di sigarette fumate al giorno, l’età di inizio, la durata in anni dell’abitudine e l’esposizione cumulativa calcolata come pack-years.

Per il fumo passivo, si prendono in considerazione il numero di sigarette fumate dal partner in casa o dai colleghi sul lavoro, le ore giornaliere e la durata in anni dell’esposizione.

Conclusione
L’impatto del fumo passivo è stato per lungo tempo dibattuto poiché difficile da accertare e ancor di più da quantificare.

Tipicamente si tratta di un’esposizione a basse dosi che si può protrarre per lunghi periodi.

Ma i dati derivanti dai recenti studi epidemiologici e confortati da positive prove laboratoristiche, non lasciano spazio a dubbi sul fatto che il fumo di sigaretta è nocivo anche per chi non fuma e il non fumatore che inala fumo passivo rischia gran parte delle malattie cui è soggetto il fumatore attivo.