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La richiesta di cure idrotermali nei processi in relazione alle affezioni del tratto genitale femminile è in aumento negli ultimi anni.

Conoscenza dell’eziologia delle affezioni ginecologiche ha portato ad un utilizzo razionale della terapia da parte dei professionisti, con la successiva riduzione dei processi precedentemente classificati come cronici.
Processi infiammatori a carico dei genitali interni.

L’uso della terapia idrotermale è indicato solo nelle forme croniche che come conseguenza di questi processi acuti si possono originare.

a) Vulvovaginite atrofica:
molto frequente in età senile, dovuto alla diminuzione ormonale (estrogeni e progestinici) che si verifica dopo la menopausa.

Clinicamente, questi cambiamenti si manifestano come dispareunia (rapporti dolorosi) e maggiori infezioni vaginali.

Il trattamento termale deve essere eseguito in questi casi applicando bagni locali, docce a bassa pressione o irrigazioni vaginali con acque a bassa mineralizzazione, clorurato o sulfurea, aumentando la sua efficacia in caso di acqua radioattiva.

Molto efficiente è l’applicazione di peloidi con effetto estrogenico, che in luoghi come la Francia e Cecoslovacchia vengono applicati intravaginalmente.

b) Cronicizzazione di affezioni acute (vulvovaginiti, vulvite, prurito vulvare, annessite): in tutti questi casi l’applicazione della crenoterapia ha carattere palliativo o coadiuvante e si utilizza acqua cloruro sodica o sulfurea, radioattiva, cosi come l’applicazione di peloidi all’addome e al bacino.

Disturbi correlati con il climaterio
Il climaterio è il periodo di transizione dalla fase fertile della vita allo spegnimento della funzione ovarica.

Trattamento idrologico: la crenoterapia può essere affrontata da diversi punti di vista:
1) Da una base fisiopatologica, sono molti gli studi che dimostrano che la terapia idrotermale e le applicazioni di peloidi possono determinare risposte estrogeno-simili nelle donne.

È inoltre degno di nota che alcune acque e, in particolare le radioattive, migliorano la biochimica cellulare, comportandosi come stimolanti, migliorando nel contempo l’irrigazione, combattendo la stasi venosa e comportandosi come antispastica ed essudativa, facilitando il recupero dell’equilibrio neurovegetativo.
2) Cambio dello stile di vita
3) Le proprietà antiossidanti di alcune acque minerali (sulfurea e bicarbonata).

Tipi di acqua:
1) acqua di bassa mineralizzazione clorurata o solfurea.
2) acque sodio-clorurate: decongestionanti e facilitatori della circolazione pelvica.
3) acqua solforata: sedativa e miglioramento dell’irrigazione genitale.
4) acqua radioattiva: sedativa e anti-infiammatoria.
5) peloidi.

Metodiche di somministrazione:
1) Bagno generale del paziente in acqua.
2) Bagno di area corporea: si applicano nelle vasche da bagno di dimensioni sufficienti a consentire al paziente di immergere il basso addome, pelvi e muscoli nell’acqua.
3) Irrigazione e docce con pressione intravaginale:
è l’applicazione di acqua minerale all’interno  della cavità vaginale, attraverso cannule di vetro, porcellana o plastica;
la temperatura dell’acqua è di solito 37-40 ° C e con un flusso molto abbondante, almeno 10-20 litri in altrettanti minuti.

Controindicazioni, effetti collaterali
1) Le infiammazioni acute.
2) Controindicazione assoluta nei tumori genitali femminili.
3) Idrorrea termale: si tratta d’emissione dai genitali esterni di un liquido chiaro-giallastro, a flusso e intervallo variabile, algia al basso addome.
4) disturbi del ritmo mestruale.

Elenco dei dottori che hanno collaborato alla redazione di questo articolo:
Ferrante L., Iorio P., Lampa E. – Seconda Università di Napoli, Dipartimento di Medicina Sperimentale
Griffo E. – Seconda Università di Napoli, Dipartimento di Patologia Generale
Bruni V. – Farmacista Territoriale – Asl Na3Su