terapia cancro del polmone

Buone nuove dalla “targeted therapy
Le dimensioni del problema
Il carcinoma del polmone è la neoplasia con il maggior tasso di incidenza e mortalità nel mondo, con massima diffusione in tutti i Paesi industrializzati. In Italia si stimano ogni anno circa 250.000 nuovi casi e 35.000 morti.

I trattamenti tradizionali per il cancro del polmone includono la chirurgia, la chemioterapia e la radioterapia, a volte in combinazione tra loro.
Poiché i tumori polmonari possono non provocare sintomi per lunghi periodi di tempo, molti pazienti al momento della diagnosi presentano una malattia disseminata al di fuori del torace, rendendo inefficaci eventuali trattamenti locali come quello chirurgico e radioterapico.

In questi casi l’opzione terapeutica più appropriata è rappresentata da un trattamento medico che coinvolga l’intero organismo.

La terapia a bersaglio
Negli ultimi anni alle tradizionali terapie usate per varie forme tumorali, incluso il cancro del polmone, si è aggiunta la terapia biologica mirata o “a bersaglio” (targeted therapy).

La peculiarità di tale terapia è la selettività d’azione: essa impiega infatti farmaci in grado di interferire con la crescita del tumore attraverso meccanismi d’azione specifici senza danneggiare in maniera eccessiva i tessuti sani, a differenza di quanto avviene con la chemioterapia classica.

Per contro, questi nuovi farmaci a bersaglio presentano importanti restrizioni all’impiego, determinate dal loro spettro d’azione che è ovviamente limitato a quei sottogruppi di tumori che presentano specifiche alterazioni molecolari.

Dei tantissimi potenziali bersagli molecolari, ad oggi solo una decina sono quelli verso cui è stata
orientata la “terapia mirata”, ma se ne stanno studiando molti altri.

È ipotizzabile che nel prossimo futuro la targeted therapy permetterà di adattare i trattamenti alle peculiari caratteristiche del paziente e della sua malattia.

Le nuove evidenze
Una delle attuali novità in ambito oncologico riguarda l’Erlotinib (Tarceva), un farmaco usato nel trattamento del cancro dei polmoni, somministrato per via orale (compresse) dopo la chemioterapia.

Il farmaco inibisce la funzione di una proteina che funge da recettore per il fattore di crescita epidermico (epidermal growth factor receptor: EGFR), coinvolta nei processi di crescita del tumore.

Alcune mutazioni a carico del gene che codifica per l’EGFR, dette mutazioni “attivanti”, provocano una modifica della struttura di tale proteina recettoriale in grado di aumentarne l’attività; ciò accelera la crescita e la divisione delle cellule e lo sviluppo di metastasi (diffusione del tumore in altre parti del corpo).

Le più recenti evidenze in campo oncologico polmonare suggeriscono che, in pazienti selezionati, il trattamento mirato con Erlotinib possa fornire risultati migliori rispetto ad una chemioterapia immediata.
In particolare, due studi (denominati EURTAC e OPTIMAL, condotti rispettivamente su soggetti occidentali e asiatici), hanno recentemente testato Erlotinib come monoterapia di prima linea per il trattamento di pazienti con forme avanzate di tumore polmonare non a piccole cellule (non-small cell lung cancer: NSCLC) con una delle suddette mutazioni attivanti dell’EGFR.

I risultati sono stati incoraggianti, evidenziando un aumento del periodo di sopravvivenza libera da progressione della malattia rispetto al trattamento con chemioterapia standard.

Si stima che una persona su dieci tra gli occidentali (quasi una su tre tra gli asiatici) con NSCLC presenti una mutazione attivante dell’EGFR e potrebbe trarre beneficio da questo tipo di trattamento.

Principali vantaggi della terapia mirata o targeted therapy:
1. azione selettiva su particolari bersagli delle cellule tumorali
2. effetti indesiderati modesti
3. possibilità di somministrazione per via orale
4. possibilità di utilizzo in associazione alle terapie tradizionali