La tecnica di pompages nel dolore muscolo-scheletrico

Una forma dolce di allungamento miofasciale, utilizzata in terapia manuale è la tecnica dei “pompages”, ideata dall’osteopata statunitense Cathie e ripresa successivamente dal terapista francese Bienfait.
Con questa tecnica si agisce sui muscoli e sulle strutture connettivali come fasce e legamenti per ottenere diversi benefici. Innanzitutto, con i “pompages” si stimola la circolazione dei fluidi (sangue e linfa) e si allentano le tensioni muscolari. Questa tecnica manuale, dolce e priva di effetti collaterali, è indicata in caso di contratture, dolori vertebrali, artrosi, retrazioni muscolari per ottenere riduzione del dolore, rilassamento muscolare e benefici articolari. La tecnica dei pompages può prevenire anche la degenerazione della cartilagine articolare, attraverso il mantenimento dell’equilibrio idrico nelle strutture cartilaginee, prive di circolazione sanguigna. Dal punto di vista metodologico, questa tecnica si effettua in tre tempi. Ciascun pompage si esegue per circa 5-8 ripetizioni, sempre con un approccio dolce nei confronti del paziente.

Le sedute, eseguite dal fisioterapista competente, sono mono o bisettimanali, a seconda dei casi e dopo 5-10 incontri si ottengono, generalmente, risultati soddisfacenti e duraturi.
Questo approccio, integrato con altre tecniche manuali e non (massaggio connettivale, mobilizzazioni, manipolazioni fasciali, taping neuromuscolare), è in grado di ridurre la sintomatologia dolorosa, migliorare la mobilità articolare e rilassare i muscoli. In particolare trova indicazione nei dolori vertebrali (cervicalgia, lombalgia), nel trattamento dei traumi muscoloscheletrici (colpo di frusta, distorsioni,) nelle patologie microtraumatiche (spalla dolorosa) e dopo interventi chirurgici dell’apparato locomotore.

Il primo tempo consiste nella messa in tensione del segmento corporeo interessato. Quest’azione manuale deve essere eseguita dal fisioterapista in modo lento, progressivo e regolare.
Il secondo tempo è la fase di mantenimento della tensione che può durare dai 10 ai 20 secondi, in base all’obiettivo principale (circolatorio, muscolare o articolare).
Infine, il terzo tempo è quello del ritorno della messa in tensione, che dev’essere lento, specie quando si vuole ottenere un maggiore effetto circolatorio.

Fonte:
Estratto dal testo di Giovanni Postiglione “Allungamento miofasciale nella riabilitazione e nello sport”, Demi (Marrapese) editore, Roma 2013.