terapia aspetti psicologiciIl Parkinson è una malattia neuro-degenerativa che colpisce selettivamente le aree del cervello deputate al movimento, infatti, è proprio quest’ultima funzione a subire i maggiori e più evidenti deficit.

Spesso tutta l’attenzione viene rivolta al controllo dei sintomi inerenti il movimento: tremore, bradicinesia, rigidità muscolare ed altri.

Esistono invece altre problematiche che si associano e rendono la vita del malato e dei familiari più difficile: aspetti della sfera emotiva e psichica.

Molti pensano che infermieri o case di riposo forniscano il principale aiuto ai malati di Parkinson.
Invece, la maggior parte di loro viene assistita a casa, dalla famiglia.

Anche chi è ricoverato in istituti continua a ricevere supporto ed aiuto dalle proprie famiglie, ricevendo dignitosamente il conforto e l’assistenza di cui necessita.
Assistere un malato può essere molto soddisfacente, in quanto espressione di amore, ma può diventare psicologicamente e fisicamente esasperante.
Da un’analisi qualitativa dei dati, infatti, la cura del familiare viene vissuta come un processo lungo, stressogeno, in cui il caregiver (ossia la persona che si occupa del malato per la maggior parte del tempo) esaurisce le risorse non solo fisiche ed economiche, ma anche cognitive ed emotive.

I risultati convergono per una corrispondenza biunivoca tra livello di stress assistenziale e gravità della malattia del paziente.
La maggiore gravità nella Malattia di Parkinson è costituita dal fatto che l’individuo perde il contatto con il proprio corpo e con esso si determina l’impossibilità di gestirlo in modo intenzionale e mirato.

La perdita graduale di questo contatto pone l’individuo in uno stato di angoscia e di allarme permanente, mettendo in crisi l’identità personale e la stabilità delle relazioni affettive.
In genere il malato di Parkinson e i suoi familiari provano vergogna in particolare per la strana gestualità e per un corpo difficile da gestire con intenzionalità.

Nel paziente sono presenti sentimenti di ambivalenza: aggressività e passività, stima e disistima di sé, dipendenza e desiderio di autonomia, amore e odio, desiderio di guarire e di morire.
Con la malattia si osserva l’evolversi delle seguenti fasi psicologiche:

• Negazione: il malato rifiuta che l’evento della malattia possa aver colpito proprio lui (meccanismo di difesa) con conseguente isolamento psicologico;

• Collera: il malato può mostrarsi irritato o scostante verso le persone vicine: familiari, amici, psicologo, che ritiene più fortunati;

• Contrattazione: il malato abbandona la collera e cerca di migliorare la sua qualità di vita.
Assume atteggiamenti più benevoli verso i familiari e, nell’ intervento psicologico, assume un atteggiamento collaborativo;

• Depressione: il paziente comprende di aver limitate le proprie abilità e potenzialità di vita ed entra in un doloroso processo di rassegnazione per la perdita.
Pur consapevole della necessità del sostegno psicologico, si riduce nel paziente la forza di volontà, le energie e l’alleanza terapeutica;

• Accettazione: tale atteggiamento subentra in una fase avanzata della malattia. Il paziente abbandona la collera e la depressione, per raggiungere una serena rassegnazione.

Il sostegno psicologico nella Malattia di Parkinson deve prendere atto della struttura di personalità dell’individuo portatore della malattia e dei sentimenti ambivalenti che la caratterizzano.

Lo psicologo deve:
• cooperare con altri specialisti che operano nel settore sanitario, restituendo diagnosi e prognosi corrette;
• favorire il riconoscimento e l’accettazione della patologia nel paziente e nei familiari, mediante l’elaborazione cognitiva ed affettiva della malattia, la comprensione, gestione e condivisione delle proprie emozioni, l’elaborazione dei cambiamenti, il miglioramento delle capacità comunicative e relazionali;
• sostenere l’acquisizione di opportune strategie di coping;
• motivare e guidare la persona nel progettare uno stile di vita positivo, soddisfacente e adeguato alle proprie abilità.

Al di là degli interventi psicologici sulla singola persona, quelli indirizzati ai familiari del malato consentono il superamento dei sentimenti di stress personale e di frustrazione che conseguono ad un impegno così prolungato e alla dolorosa certezza della non guarigione del soggetto malato.

Le implicazioni, quindi, sono rilevanti sia dal punto di vista clinico che dell’organizzazione dei servizi socio-sanitari.

I clinici e i servizi socio-sanitari devono porre stretta attenzione alla salute psichica e dei malati e dei caregiver attraverso un processo di cura multidisciplinare che collega lo
psicologo alle altre figure dell’ADI.